Un penny per i tuoi pensieri…
May 6th, 2007Lasciate un messaggio per Matteo, passando per queso sito…
Lasciate un messaggio per Matteo, passando per queso sito…
Molti ricordi della mia infanzia comprendono i momenti felici trascorsi in compagnia di una famiglia romana che viveva in quegli anni ad Agordo: i nostri genitori erano buoni amici e io e mio fratello eravamo quasi coetanei delle due figlie quindi si finiva per vivere assieme i momenti più importanti.
Nonostante la buona amicizia, col passare del tempo le nostre strade finirono per allontanarsi: prima a causa del loro trasferimento a Belluno, poi per alcuni eventi tragici che li colpirono e che probabilmente li spinsero a dimenticare anche i ricordi di quegli anni felici.
In quegli anni agordini Marta e Roberta erano per me un simbolo di “romanità” così successivamente al mio trasferimento nella capitale mi sono trovato spesso a ripensare a loro e a quell’età spensierata. In particolare, sapevo che Roberta era tornata a vivere a Roma diversi anni prima così avevo provato a rintracciarla cercandola su Internet e nelle pagine bianche, senza risultati.
Qualche mese fa una sera il mio ex-capo è andato ad una cena di lavoro e parlando con un collega, casualmente, ha fatto il mio nome; sentendolo pronunciare, la moglie di uno degli invitati s’è subito interessata e ha chiesto se per caso io venissi da… Agordo! Era Roberta: tra i milioni di persone che abitano a Roma proprio lei è capitata al tavolo del mio amico e proprio mentre lui citava il mio nome, in modo del tutto fortuito!
PS: pochi giorni fa, dovendo organizzare una trasferta di lavoro ho chiesto ad una collaboratrice di combinare i voli per permettermi di passare il weekend a Belluno. La mia richiesta l’ha subito incuriosita perché per anni, mi ha detto, aveva trascorso le ferie da quelle parti dove vivevano degli amici. Quando le ho detto che, in particolare, ero nato ad Agordo, si è sorpresa perché effettivamente la sua amica per anni aveva vissuto lì. Inutile che vi dica chi era la sua amica…
Nel 1999, quando ancora lavoravo al CERN di Ginevra, ho trascorso alcune settimane negli Stati Uniti per lavoro. Il viaggio mi ha portato inizialmente a Baltimora, da lì a S. Francisco e per finire alcuni giorni a Seattle.
Proprio mentre stavo lì, una sera in un Web Cafe trovo una mail che diceva pressappoco così: “Caro Marco, sono tornata ora dal Messico e ho trovato il tuo messaggio nella segreteria telefonica. Mi spiace che non ci siamo potuti incontrare durante il tuo soggiorno a S. Francisco; ho telefonato al tuo ufficio in Svizzera dove mi hanno detto che non sei ancora tornato. Se ripassi per S. Francisco mi farebbe molto piacere rivederti”.
Nulla di strano, se non fosse che… non avevo la minima idea di chi fosse il mittente! Ero sconcertato perché tutto era coerente: effettivamente la settimana precedente ero stato a S. Francisco e i miei colleghi di Ginevra sapevano che non ero ancora rientrato, ma non avevo idea di chi fosse la ragazza che mi scriveva tanto più che pareva avere davvero trovato un mio messaggio in segreteria!
Quest’ultimo effettivamente era strano: l’unico che ricordavo di aver lasciato era stato per un amico con il quale successivamente ero uscito a cena. Conoscevo poco sua moglie, che quella sera non c’era, però a quel punto mi pareva tutto possibile: che l’avesse trovato lei e presa dalla nostalgia per i vecchi amici avesse deciso di scrivermi? Molto strano…
Così ho deciso di rischiare la figuraccia e rispondere alla mail spiegando la mia estraneità. E così fortunatamente l’arcano s’è svelato: la ragazza infatti mi ha spiegato che un suo amico svizzero, mio omonimo, si trovava a S. Francisco contemporaneamente a me e l’aveva cercata lasciandole il famoso messaggio nella segreteria telefonica. Lei non aveva il suo indirizzo e non sapendo come contattarlo era ricorsa a Google dove la ricerca di “Marco Ganz” aveva restituito il mio indirizzo email: riconoscendo il dominio .ch aveva erroneamente creduto fossi lui.
PS: il mio omonimo s’è poi affermato come autore di font e attualmente, la ricerca di “Marco Ganz” su Google restituisce diversi suoi lavori: viene da chiedersi se non l’abbia fatto apposta per evitare ulteriori scambi di persona in futuro!
Durante gli anni trascorsi al CERN a Ginevra, un mio pensiero ricorrente era come fare a convincere Raffy a trasferirsi lì con me per qualche tempo.
Durante una delle solite feste del sabato sera, chiaccherando con Oliver, un amico tedesco, avevamo scoperto che condividevamo questa preoccupazione poiché la sua ragazza aveva le stesse riserve di Raffy. Sorprendentemente più parlavamo delle nostre amate più ci accorgevamo di quanto fossero simili, tanto che alla fine ci eravamo salutati ripromettendoci che se mai fossimo un giorno riusciti a convincerle a raggiungerci le avremmo fatte sicuramente incontrare.
Alcuni anni dopo quell’episodio, Raffy è venuta veramente a vivere a Ginevra con me. Malgrado i nostri tentativi di rendere le sue giornate più interessanti, il tempo libero restava tanto e le cose da fare davvero poche: lezione di francese al mattino, un’oretta di palestra nel pomeriggio. Durante gli spostamenti in autobus Raffy incontrava spesso una ragazza che sembrava seguirla: l’aveva riconosciuta al corso di francese del mattino, dopo un po’ s’era resa conto che frequentava la stessa palestra. Così, un po’ per curiosità e un po’ per disperazione, alla fine ha deciso di presentarsi. Quella sera, tornato dall’ufficio ho trovato Raffy tutta felice: con quella ragazza incontrata per caso condivideva tanti interessi, hobby e passioni. Più me ne parlava, più ripensavo alla conversazione con Oliver perciò non mi sono stupito più di tanto quando, il giorno dopo, ha confermato che si trattava proprio della sua ragazza, anche lei trasferitasi a Ginevra da poco.
Abbiamo vissuto assieme a Ginevra per un altro anno, nel quale i pomeriggi a zonzo con Sabine sono stati tra i pochi momenti felici per Raffy che continuava a non stare proprio bene in quella città. Finché un giorno ci è stata offerta la possibilità di trasferirci a Roma e abbiamo deciso di andarcene. E nuovamente questo strano destino incrociato ha fatto capolino: dopo pochi giorni a Oliver è stato offerto un contratto a SLAC, a Palo Alto, e quindi anche lui e Sabine hanno lasciato la Svizzera. Le ragazze si sono salutate ripromettendosi di restare in contatto ma la lontananza e un indirizzo email scritto male hanno fatto sì che non si sentissero più.
Dopo un paio d’anni di vita romana, nell’autunno 2003, con Raffy siamo tornati a Ginevra per un weekend con i vecchi amici. Ovviamente siamo passati anche per il CERN e proprio mentre camminavamo davanti alla banca Raffy quasi si scontrava su… Sabine! Le due ragazze incredule si sono abbracciate e salutate, stupite entrambe di ritrovarsi ancora una volta lì, dopo tanto. Abbiamo quindi scoperto che Sabine e Oliver erano tornati dagli States e da poco vivevano nuovamente a Ginevra.
Dopo un bel pomeriggio assieme le due amiche si sono salutate nuovamente. Da allora non si sono più sentite, ma è evidente che non hanno bisogno di comunicare più di tanto: possono sempre incontrare sui loro destini incrociati!
Ero arrivato a Ginevra da poche settimane, pieno di entusiasmo per la mia nuova vita internazionale, per il mio primo lavoro in un ambiente che si dimostrava giorno dopo giorno sempre più stimolante e per la libertà assoluta di cui godevo per la prima volta nella mia vita.
Uno dei miei complici nel divertimento di quei giorni era Mapo, un tesista di Trieste che avevo conosciuto lì al CERN e con cui condividevo l’ufficio. Qualche settimana prima, durante l’ultimo viaggio in Italia, avevo incontrato nuovamente Raffy e mi rendevo conto che mi piaceva sempre di più e che non vedevo l’ora di rivederla. Così, quando un venerdì sera lui mi ha proposto di partire a mezzanotte con la sua Opel Tigra e viaggiare tutta la notte per essere a casa in Italia di primo mattino, non mi sono lasciato sfuggire l’offerta.
Avevamo da poco attraversato il tunnel del M. Bianco e chiaccherando di viaggi e avventure, tanto per non addormentarsi, ho iniziato a descrivergliene uno che avevo fatto qualche anno prima negli States e le peripezie che avevamo vissuto e che l’avevano reso indimenticabile. Ad un certo punto gli ho detto: “…stavo guidando il nostro van al tramonto, attraverso la valle più spettacolare che avessi mai visto. La strada era una serie ininterrotta di dossi e curve e dopo l’ennesima cunetta…”.
Mapo a quel punto mi ha interrotto e ha completato la frase al mio posto: “…dietro la cunetta hai trovato una civetta e non hai potuto evitarla. Hai continuato a guidare senza scomporti e solo dopo un minuto qualcuno ti ha detto: ma cos’è stato quel rumore poco fa? E tu hai risposto: niente di importante, solo una civetta…”.
Mapo conosceva perfettamente l’episodio che gli stavo descrivendo: veniva da un’altra città, c’eravamo conosciuti al CERN solo due settimane prima e non avevamo alcun legame che ci unisse altrimenti, ma conosceva perfettamente un episodio così insolito che m’era capitato anni prima dall’altra parte del mondo!
Superato lo stupore iniziale, m’ha rivelato che l’episodio gli era stato raccontato da un ragazzo di Belluno che aveva conosciuto in Università a Trieste, durante una lezione che stava rivelandosi troppo noiosa. Capita che lo stesso ragazzo fosse a bordo del mio van, dall’altra parte del mondo, quella sera di qualche anno prima…
Questo messaggio e’ dedicato esclusivamente a te: l’unico lettore affezionato del mio blog! ![]()
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